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12 – Futuro

Ci sono parole che col tempo si usurano, abbruttiscono, inquietano.

Ultimamente la parola futuro ha conosciuto un brusco deprezzamento, un’accelerazione verso il basso che ne ha sbiadito i colori, ne ha sciupato l’immagine.

Pensare o parlare di futuro sembra sollevare preoccupazioni e paure che minano il nostro quotidiano, che compromettono progetti o iniziative, che bloccano sul nascere la voglia di cambiare, di crescere, di investire su sé stessi e sulle persone.

Ci raccontiamo che è colpa delle guerre, dell’economia, della politica, del lavoro… e se sei anziano puoi ricorrere a perpetui ritornelli come “Ai miei tempi…” o “I giovani d’oggi..”.

Eppure, se guardiamo la realtà così com’è, ci accorgiamo dell’imbroglio: vorremmo che il futuro coincidesse con le nostre aspettative, fosse privo di rugosità, assomigliasse a un generale e costante benefico progresso.

La realtà ci dice che il futuro si caratterizza proprio per la sua imprevedibilità.

Quante previsioni di esperti e studiosi sono state puntualmente smentite. Quante volte, nel bene e nel male, certe anticipazioni si sono rivelate fasulle; quanti improvvisi cambi di rotta hanno fatto irruzione, anche in tempi recenti, nella storia umana? Senza scomodare i grandi scenari universali, basta limitarsi a un semplice esercizio che ci riguarda direttamente: abbiamo mai provato a programmare con esattezza le prossime 24 ore azzeccandone con precisione lo svolgimento? Quasi certamente è bastato un incontro, una telefonata, un imprevisto, un dettaglio a modificare la nostra “solida” tabella di marcia, a rivedere in una certa misura il copione già scritto, a ritrovarci in uno scenario capovolto. Perché il futuro è vita e la vita ci chiama inevitabilmente a una condizione di instabilità che chiede di essere partecipata.

Il futuro non ci spinge a nasconderci, ma ci chiama alla presa di posizione, alla scommessa su qualcosa o su qualcuno, all’azzardo di essere autori e protagonisti. Non sappiamo cosa sarà delle nostre scelte, ma ciò non impedisce di realizzarle, anzi le rende indispensabili. Il futuro è una sfida a farsi avanti, non a tirarsi indietro.

Ma queste sono solo parole… Se guardiamo al presente del Centro, dove alle parole si preferiscono i gesti, per fare la storia si è cambiata la geografia e allora ecco l’acquisizione in affitto di un nuovo stabile e l’inversione delle sedi di via Mosè Bianchi e via Roma perché il futuro è un cammino che richiede passi ulteriori.

di Giuliano Valagussa

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