Skip to content

11 – Comunicazione

Strano, molto strano… Viviamo un paradosso inquietante: mai come ora abbiamo a disposizione una serie impressionante di mezzi di comunicazione, mai come ora viviamo la difficoltà nel comunicare, nel metterci in autentica relazione. Soltanto qualche decina di anni fa sarebbe stato inimmaginabile pensare di poter fare una videochiamata a qualsiasi ora del giorno o della notte ovunque e con chiunque (ai figli, ad amici, a perfetti sconosciuti…); scavalcare ogni barriera linguistica ricorrendo a traduttori digitali sempre più precisi; partecipare ai più improbabili gruppi in rete (club pescatori a mosca, mamme con il Bimby, il gatto che non fa ridere…).

Non sono un sociologo, né uno psicanalista, né un esperto di alcunché, ma l’essere umano mi incuriosisce e m’appassiona in tutte le sue espressioni – nel bene e nel male – e perciò mi limito a condividere con voi, a comunicare appunto, qualche modesta osservazione, senza pretesa di presunte verità.

La prima e, forse sottovalutata, difficoltà nel comunicare, ciascuno la incontra con sé stesso. Ci sono dentro di noi zone inesplorate, stanze chiuse che facciamo fatica ad aprire, paure latenti, ferite mai rimarginate. Ci sono dentro di noi zone artificiali come villaggi turistici, luoghi accoglienti, che ci riparano dalle fatiche e dalle pressioni, ma si tratta di palliativi, spesso utili a sopravvivere, ma insufficienti per vivere. Non per nulla l’antica massima greca «Conosci te stesso» mantiene la sua validità.

E poi la grande barriera del comunicare con gli altri: di nostro, di autentico, di efficace non c’è traccia, o risulta insignificante. Si ha la sensazione che tutto o quasi scivoli via, evapori senza effetto, senza riscontro. Spesso ci si rifugia in frasi fatte, in luoghi comuni, che invece di risolvere accentuano la condizione di isolamento.

Soluzioni? Più che teorie, preferisco far riferimento a un esempio, a una persona. C’è un amico, che frequento da anni, che considero un vero maestro nel comunicare. Non tanto per la quantità o la ricercatezza delle sue parole, ma per la percezione di profondità che avverto quando l’ascolto.

Al di là della stima personale, mi sono chiesto le ragioni di questa sensazione. Credo sia dovuta alla sua personale capacità di allineare, in corretta simmetria, il suo pensare, con il suo dire, con il suo agire. Lo fa con spontaneità, senza fronzoli e mai con la volontà di far colpo sull’altro o di convincere. M’insegna che la comunicazione è figlia della verità.

di Giuliano Valagussa

Scarica la rivista completa qui.

Approfondimenti consigliati