A scuola, sarà accaduto anche a voi di essere chiamati a svolgere un tema dal soggetto esistenziale (vita, morte, amore, felicità…), nel quale i rischi si assommano: annoiare con le banalità, perdersi nella trattazione, scivolare nell’insignificanza… Scrivere a proposito della bellezza significa affrontare tutte queste ipotesi con alte probabilità di concretizzarsi.
Di fatto, tutti abbiamo in testa il concetto di bellezza e tutti siamo consapevoli che per quanto ci si esprima, la questione rimane inesorabilmente aperta. Troppo vasta, troppo sfuggente, troppo mutevole, troppo complessa, troppo soggettiva. Allora sgombriamo il campo: quanto segue non ha nulla a che fare con la bellezza cosmica o della natura e neanche relativa alla filosofia o all’arte, ma piuttosto esamina una bellezza più spicciola, essenziale, alla portata di ciascuno.
La bellezza a cui mi riferisco ha a che fare col quotidiano, con le persone comuni, con i piccoli gesti o le semplici parole. È la bellezza autentica contenuta nelle relazioni consolidate che impediscono alle persone di cedere alla pressione della solitudine. È la bellezza che traspare in chi fa il suo lavoro con impegno e dedizione, in chi si prende cura dell’altro senza la minima ostentazione, in chi alla maleducazione, all’aggressività, alla violenza risponde con la gentilezza o con qualsiasi altra forma opposta di reazione. È la bellezza che non conosce età: abita i sorrisi dei bambini mentre giocano così come le mani che si stringono di una coppia di anziani mentre passeggiano, paghi di una vita trascorsa fianco a fianco.
È la bellezza capace di non tradire sé stessa, in grado, cioè, di conservare la caratteristica della sorpresa, dello stupore, della gratuità; di rifiutare l’ovvio e il monotono per offrire in cambio qualcosa di nuovo che faccia crescere. È la bellezza che, per essere percepita, richiede esercizio costante e attenzione al dettaglio, un atteggiamento che si ritrova nelle parole del poeta Franco Arminio: «Io guardo ogni cosa come se fosse bella, e se non lo è vuol dire che devo guardare meglio».
È la bellezza spontanea, quasi inconsapevole, inavvertita, dettata dalla parte migliore e profonda della persona. È la bellezza che si rende accessibile praticamente a tutti perché diventino attori, produttori di bellezza e non soltanto fruitori. È la bellezza sincera del mendicante che, fuori dal cimitero, chiede notizie di mio padre, perché è già da un po’ di giorni che non lo vede arrivare.
di Giuliano Valagussa
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